6 motivi per cui la gente non si caga i Black Sabbath del periodo 1983-1995

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Certi amori non finiscono, fanno giri immensi tra i marciapiedi di una strada statale e poi ritornano. I Black Sabbath, a breve, dovrebbero fare uscire l’ultimo disco che chiude la loro carriera di oramai quasi mezzo secolo. Gli storici esordi fino agli ultimi dischi appannati dell’era Ozzy, l’acclamata (per quanto diversa) prima era di Ronnie James Dio. Poi nel 2013 tornano con i riflettori puntati grazie al disco 13, buon album di reunion, nonostante sia falcidiato da una produzione orribile di Rick Rubin. Le recensioni sono state così buone come, in realtà, non furono nemmeno nei primi anni di carriera, quando la band praticamente costruiva l’edificio dell’Heavy Metal a colpi di riffs e la stragrande maggioranza della critica li bollava come “i Cream più rumorosi” ( Lester Bangs ogni tanto prendeva cantonate clamorose, ed era un grande anche/soprattutto per questo).

Ma in mezzo? Ci sono 12 anni di attività…

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Dentro il dolore di Nick Cave

Un sussulto sul divano di pelle blu, era un salto nel vuoto, un tuffo al cuore. Stava per addormentarsi dopo una giornata estiva realmente interminabile, dilatata, rovente, irreale, ma non era possibile che ciò accadesse: non avrebbe mai più dormito.

Quel pensiero di morte acerba lo avrebbe accompagnato per sempre, spazzando qualsiasi altra cosa, positiva e negativa. Tutto ora era neutro, insignificante e bianco come quel lenzuolo avvolto intorno a quel corpo che la sua mente rifiutava di accettare fosse il suo bambino. Quel lenzuolo non gli abbandonava mai la mente, nemmeno un istante…era così fastidioso. Perché il Destino ha voluto punirmi ancora? Credevo di avere risolto ormai, pagando ogni singolo debito che la vita mi aveva concesso e invece mi sbagliavo.

Un caro amico, una delle poche persone che ci ha fatto visita oggi, mi ha detto che ci sono piani predefiniti a noi uomini incomprensibili e che non possiamo fare altro che accettare perché la Volontà che li stabilisce é superiore e suprema; forse un giorno ci sará svelato l’intero progetto ma oggi ci dobbiamo sorbire il disagio dei pezzi mancanti del puzzle. L’unico cazzo di piano che aveva quel ragazzino era di tornare a casa per cena prendendo il solito bus delle 18.30, coi suoi soliti amici del cazzo che ora saranno nelle loro solite case e nei soliti letti a pensare come rallegrare la giornata successiva…in fondo, cosa pensa un ragazzo a 15 anni..se non a buttars…? Ci dev’essere per forza qualcosa di sbagliato. Va bene che sono un genitore un po’ particolare, ma perché non posso essere un po’ egoista anche io come tutti gli altri? Perché non posso pretendere che tra qualche anno sia lui a ricordarmi le cose quotidiane? A chiedermi se ho bevuto abbastanza acqua? Ad accompagnarmi all’ospedale..? Il lenzuolo bianco avrebbe dovuto tirarmelo lui, sui capelli e la pelle che ormai si sarebbe conformata a quel colore, naturalmente.

Non dormirò più perché ho già preparato quello a cui pensare nelle prossime notti, lo ricorderò dal primo giorno in cui é nato, senza farmi sfuggire un attimo, ripercorrò tutta la sua breve esistenza, e quando avrò spremuto tutto lo spremibile, ricomincerò da capo. Nel ricordo, infatti, si annida la forma piú dolce e sopportabile del dolore che ormai ha deciso di non separarsi più da me.