Era un po’ di tempo che mi ero messa in testa di tornare a Berlino, c’ero stata in gita scolastica nel 2010 in quinta superiore, a marzo, che era praticamente il periodo più freddo dell’anno lì. Pioveva ghiaccio con temperature tre i -5 e -10 e poi si sa, nelle gite scolastiche non si fa veramente caso a nulla, ti fai trascinare qua e là dai professori, non ascolti per parlare coi compagni e cercare di restare sveglia dopo le nottate insonni, benedicendo il prossimo Sturbucks Coffee (che non ha proprio motivo di essere benedetto,soprattutto da italiani).

Il 10 gennaio 2016 è morto David Bowie, non sono mai stata una sua grandissima fan ma ho avuto modo di affezionarmi tantissimo alla sua persona negli scorsi anni, in quanto il mio ragazzo è tipo l’uomo più votato a Bowie di questa terra. Quindi lo scorso anno, nonostante la tragicità che lo ha caratterizzato, mi ha dato la possibilità di organizzare un viaggio a Berlino, dandogli uno stampo molto musicale e molto bowieano, perchè appunto David ha vissuto 3 anni in quella città e creato tre dei suoi più importanti dischi.

Berlino è una grande metropoli con una rete di trasporti immensa, è piena di giovani e ci si può divertire molto tra locali, piazze e birrerie, ma non è una città come tutte le altre europee, non è pienamente felice; la definirei più che altro piena di contrasti e memorie. É una città fredda e spesso molto grigia, pullula di vita, grattacieli e centri commerciali, e nel contempo ha quartieri silenziosi, vuoti e ancora tipicamente sovietici. Il muro è crollato solo 28 anni fa e chi ha più di cinquant’anni e ha sempre vissuto nella parte est, difficilmente parla una parola di inglese (mia grande fortuna avere beccato la proprietaria del bed and breakfast che parlava solo tedesco e quella di ricordarmi così a freddo davvero poco la lingua studiata); 28 anni sono pochi, sono quasi gli stessi in cui la Germania è rimasta divisa durante la guerra fredda, e la differenza, seppur sottile, esiste ancora. Bowie era giunto nel 1976, nella parte ovest della città e trascorreva la sua vita nella normalità dei check point sovietici che sparavano a prima vista chi cercava di inseguire la vita occidentale. E in quegli anni l’arte, la cultura e in particolare la musica hanno avuto un boom esorbitante, al passo con lo sviluppo economico degli anni 80; era impensabile non poter ascoltare tutto ciò che veniva sfornato in quegli anni e proveniva principalmente da Stati Uniti e Inghilterra, com’era inoltre inimmaginabile il soffocamento degli artisti “dell’est” e il tasso di suicidi durante il regime comunista con il controllo stretto della vita da parte della polizia russa (Stasi). Negli anni 70, uno dei primi edifici a pochi passi dal muro, nel quartiere occidentale di Postdammer Platz era uno studio di registrazione: gli Hansa Studio, famosi per aver prodotto Low e Heroes, e tantissimi dischi di artisti internazionali come Iggy Pop, Depeche Modee Killing Joke… erano lì, coma una provocazione, come un urlo di libertà appena fuori dall’incubo del regime, un luogo al limite della legalità che è riuscito a dare forza a tutta la città, che non è stata abbandonata ma ha avuto la fortuna di rendersi culla di grandi capolavori musicali. Passeggiare ora tra quelle strade ha tutta un’altra atmosfera, la linea del muro è indelebile per terra e segna ancora il centro storico, in alcuni punti è ancora in piedi da solo un lato ed è riempito di murales eccezionali (East side Gallery) o è spoglio in segno di memoria.

David tornò dopo qualche anno dal suo soggiorno e nel 1987 tenne un concerto a Berlino nella piazza del gigantesco parlamento, migliaia di berlinesi assistettero visivamente, e migliaia solo acusticamente dall’altra parte del muro, ancora non si sa come l’artista sia riuscito a portare a termine tutto lo show, dato che la polizia russa aveva il grilletto facile e il fatto che il berlinesi dell’est fossero riuniti quasi felicemente condividendo un evento musicale occidentale non andava molto a genio al regime.

Non si può camminare per Berlino e non rattristarsi un po’, come ho già scritto poco sopra, è un luogo pieno zeppo di memoria storica, tra le strade, nei musei, nei monumenti e nelle chiese con la punta del tetto rotta a metà (chiesa della memoria totalmente affascinante). Proprio ai piedi di quest’ultimo edificio sotto natale fanno dei mercatini, dove alla fine del 2016, pochi giorni prima che arrivassi, è avvenuto un attacco terroristico che ha coinvolto molte persone che riempivano il mercato, uccidendone 12. E’ stato raggelante passare anche di lì pochi giorni dopo l’accaduto e vedere tutti quei lumini e fiori, foto e messaggi, e gente come noi assordata dall’impotenza. Ma tutto continua, in uno stato semi frenetico e di gioia forse un poco forzata, come prosegue il mio tour tra negozi di dischi e luoghi musicalmente importanti.

dscn7888

Se si è appassionati di musica non si può non spendere almeno una giornata per negozi di vinili e cd, ed è difficile trattenersi dall’acquistare miriadi di dischi perchè hanno davvero prezzi competitivi e un assortimento infinito di artisti e generi musicali. Tutta la città è costellata di questi posticini più o meno grandi con la caratteristica in comune di essere sempre pieni di gente (ma non pressante) e di essere punti di incontro; affiancati dalla caffetteria o con la presenza di diverse postazioni giradischi per poter ascoltare quello che si vuole mentre ci si svacca sui divani e ci si fuma una sigaretta, sfogliando una delle tante riviste musicali ancora in voga; insomma sembra di essersi fermati agli anni 90 e tutto ciò è splendido. Tra i migliori a mio avviso ci sono il 33 rpm Store a Wrangelstrasse e un altro che non ricordo il nome poco più avanti sulla stessa via, entrambi piccolini ma molto forniti in ogni genere; lo Space Hall vicino alla fermata della metro Gneisenaustrasse invece è un negozio enorme composto da tre sale, una vera e propria caverna minimalista con tantissime postazioni giradischi. Nella stanza centrale, la più grande (stretta e lunga) ci sono file infinite di vinili suddivise per generi, sottogeneri e artisti, quasi si sente l’eco parlando da una parte all’altra e ci si perde almeno un’ora intera per controllare ciò che interessa, di sottofondo quasi sempre elettronica o acid jazz che si fa sempre più insistente entrando nella terza stanza, dedicata esclusivamente alla musica tecno, elettronica, minimal e house, insomma, il paradiso dei tedeschi che principalmente ascoltano e comprano questo genere; luci soffuse, l’atmosfera come le pareti si fanno più colorate e le persone sono intente a godersi la musica e a chiaccherare sui divani, tantissime altre sfogliano vinili, sono sicura di non aver mai visto così tanti generi indicati a separare i migliaia di vinili esposti. Ho passato tanti altri negozietti, molti dei quali prediligevano un solo genere come il rock classico o più spesso la tecno/elettronica e l’hip hop, ma il mio preferito in assoluto è stato il Vopo Records (Danziger strasse 31) che vendeva principalmente vinili punk hardcore. Avendo un debole per questo genere ho trovato giusto lasciare tutti i miei risparmi al proprietario, non che Johnny Rotten dei poveri, per alcuni vinili rari che in Italia, se hai la fortuna di trovarli, piangi peggio che tagliando una cipolla nel guardare il prezzo.

15871923_10211341510563032_4660268998175366633_n

Insomma, ho lasciato il portafoglio a Berlino ma in particolare il cuore; perchè queste realtà, soprattutto per un appassionato e vinilofilo, sono piccole perle da esaltare che ti fanno preferire una città, seppur coi suoi difetti, ad un’altra; ti fanno comprendere che la musica può ancora avere un grande valore all’interno di una società, e il collezionismo può diventare una condivisione di passioni e portare alla nascita di nuovi rapporti. Una città che ha un museo all’interno di un caffè, come quello dei Ramones, con centinaia di cimeli che puoi osservare mentre bevi una birra in una calda atmosfera, o un pub a fianco dell’ex appartamento di Bowie e Iggy Pop in Hauptstrasse 155 e da loro frequentato, che omaggia l’artista scomparso incorniciando scatti, album e trasmettendo sua musica in continuazione a lume di candela, è una grande città devota all’arte. E’ una città che per decenni ha trattenuto il suo amore e la sua passione, la quale è esplosa ancor più forte in contemporanea all’ondata di persone che hanno attraversato il muro abbattuto nel 1989 e da lì non si è più fermata. E’ una città che deve tanto all’arte, che ha saputo ricucire una divisione politica immensa dando vita coi colori ad un muro grigio, che per fortuna ora è solo un simbolo di Berlino (per tanti hipster da fotografare e socialmediare). Potrei andare avanti a parlare ancora della bellezza di Alexanderplatz, della metropolitana senza tornelli, dell’arte espressionista, delle patate arrostite con lo speck e cipolle e la pinta di birra a 2,50 euro, ma la cosa migliore da fare è consigliarvi caldamente di visitarla; qualsiasi cosa vi aspetterete o non, vi resterà nell’anima. E non dimenticatevi i guanti d’inverno (haimè)

dscn7956

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s