Distant Home

La Brianza per me è una bolla di ricordi, di sensazioni, di suoni, odori e percezioni. È casa, aria che d’inverno sa di camino, bagnata nell’anima, fredda e introspettiva. È sola, schiva, rintanata nei pub luminosi senza tempo e con poco spazio.
È la tanta luce del mattino, la brina sul prato, il divano ricoperto da note musicali, da canzoni riecheggianti leggermente, piacevolmente dimenticate da quarant’anni a questa parte.
È un rintocco di campane, che non hanno festa da ricordare, ma l’abitudine di richiamare i suoi fedeli ai curati altari.
Continua imperterrita nel suo esistere vivace e stanco, nel dialetto di chi ha scelto di restare, nell’abete che resisterà fino al prossimo Natale. E mi chiedo se è possibile dimenticare quell’esistenza tediata senza perdere la malinconia della casa dove la tua anima si è arrampicata, fredda e muschiata, che troppe cose tra i rami si è aggrovigliata.

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Quella che sono/ero

Tutte le volte che ti chiederai perchè sei strana o semplicemente ti senti divisa a metà pensa che sei quel tipo di persona che si veste al buio per poi stupirsi che la sua maglietta ha una macchia, ma ormai sei già fuori casa e non puoi più farci niente. Oppure che si accorge di non averel’abbigliamento adeguato al tempo atmosferico, un’altra santa volta, perchè non ha guardato fuori dalla finestra e si è immaginata sole quando fuori era acquazzone. e ancora dimentichi l’ombrello o non guardi le previsioni del tempo, e ti chiedi, guardando gli altri, come cavolo fanno a ricordarsi di guardare se più tardì pioverà. Ma tu non guardi la tv in effetti, sono dettagli. e poi sei quella che se per caso si ricorda l’ombrello, esce il sole e lo dimentichi in giro, in università, in un portaombrelli, in treno, una volta in metro a Roma.

Sei quella che, nonostante tutto, sorride sempre ed è troppo buona con gli altri ma troppo cattiva con sè stessa: quella che se ne frega di tutti ma non può o vuole mai sbagliare. quella che ascolta punk hardcore ma suona il pianoforte, quella che preferisce non vedere anzicchè metter gli occhiali per la miopia ma osserva e memorizza ogni dettaglio. Sei quella apatica e cinica che si stupisce e meraviglia per ogni piccola cosa bella, che guarda le stelle ma fa crescere insetti, quella sfacciata ma che si imbarazza e diventa tutta rossa, quella che odia stare ferma ma che fissa l’orologio anche per ore.

Angelo Badalamenti racconta come è nato il Love Theme di Twin Peaks

Angelo Badalamenti racconta come è nato il Love Theme di Twin Peaks

Auralcrave

Quella tra Angelo Badalamenti e David Lynch è un’affinità artistica che ha quasi qualcosa di magico, ed è stata rispolverata da Open Culture Magazine proprio in questi giorni, mentre si attende l’arrivo della nuova stagione di Twin Peaks, la leggendaria serie televisiva ideata negli anni ’80 da David lynch e Mark Frost. Badalamenti è l’autore della colonna sonora, uno degli esempi più citati di quanto potente possano essere le musiche che accompagnano la visione cinematografica, e nel video che vedete qui sotto il compositore ricorda com’è nato uno dei motivi principali della colonna sonora, Love Theme: si siede dietro al piano, chiude gli occhi e ripercorre com’è andato quel momento, svelando la forte sintonia tra i due, quasi stessero improvvisando insieme in studio. Vi riportiamo sotto le sue parole.

David era seduto proprio qui accanto a me, alla mia destra. Gli chiesi: ‘Cosa vedi, David? Parlane con me’. E…

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Tu riesci ad immaginare un mondo senza David Bowie?

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Tu ci riesci ad immaginare un mondo senza David Bowie?

Lascia perdere tutti i links, gli articoli, i tribute che si stanno accalcando dietro al tuo schermo.

Lascia stare quindi persino questo articolo.

Ci riesci?

E se riesci, in che veste lo identifichi in questo momento?

È, banalmente, Ziggy che scappa via da dall’Hammersmith Odeon il tre luglio 1973 dopo Rock and Roll Suicide?

È il suo alterego americano, Aladdin Sane?

È Halloween Jack che ulula in Diamond Dogs?

È la statuaria foto nel periodo Thin White Duke?

È lo…

È…

È.

Io credo che l’essenza di David non sia su un palco, ho sempre pensato che Bowie sia stato (e continui ad essere) come sfogliare, leggere e sottolineare un libro sonoro. Ognuno, nel proprio intimo, ha un’idea del Duca diverso da chi gli sta accanto. A prescindere dal fatto che la persona in questione abbia a casa i ventotto…

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6 motivi per cui la gente non si caga i Black Sabbath del periodo 1983-1995

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Certi amori non finiscono, fanno giri immensi tra i marciapiedi di una strada statale e poi ritornano. I Black Sabbath, a breve, dovrebbero fare uscire l’ultimo disco che chiude la loro carriera di oramai quasi mezzo secolo. Gli storici esordi fino agli ultimi dischi appannati dell’era Ozzy, l’acclamata (per quanto diversa) prima era di Ronnie James Dio. Poi nel 2013 tornano con i riflettori puntati grazie al disco 13, buon album di reunion, nonostante sia falcidiato da una produzione orribile di Rick Rubin. Le recensioni sono state così buone come, in realtà, non furono nemmeno nei primi anni di carriera, quando la band praticamente costruiva l’edificio dell’Heavy Metal a colpi di riffs e la stragrande maggioranza della critica li bollava come “i Cream più rumorosi” ( Lester Bangs ogni tanto prendeva cantonate clamorose, ed era un grande anche/soprattutto per questo).

Ma in mezzo? Ci sono 12 anni di attività…

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I 6 cantanti più sfigati dell’ Hard Rock/Metal Mainstream anni ’90 [Seconda Parte]

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Nella prima parte di questo speciale abbiamo già parlato di due vocalist “sfigati”, tra i più discussi nel mondo Rock e Metal . Non sono stati scelti a caso né con particolare intento denigratorio nell’iniziativa, bensì è un modo per mettere in luce le carriere di frontman magari meno noti nel mondo della musica mainstream. Quelli che, dovendo sostituire un collega famosissimo, sono arrivati nell’Olimpo per un po’, ma poi son scesi. Quasi sempre a causa di qualcuno: l’etichetta discografica della band , le vendite dell’album, un tradimento di uno dei compagni “di squadra” o tutti questi fattori messi assieme. La cosa importante è specificare che non sempre il risultato di queste collaborazioni abbia fatto schifo, o se l’ha fatto, la maggior parte della colpa  non era esattamente del nuovo arrivato.


John Corabi – Mötley Crüe
Io buona parte del Glam Metal non l’ho mai capito completamente. Tutte quelle sottocategorie Hair,

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